Associazione Monte Tabor

Festa della Trasfigurazione – 6 agosto 2019

Opera Monte Tabor ricorda il Fondatore don Luigi M. Verzè meditando sull’eredità ricevuta.

Noi siamo chiamati a trasfigurare il mistero della sofferenza, della medicina, della malattia e della morte. Trasfigurarli in che cosa? Trasfigurarli in valori preziosi, in accoglimento e in vita, in luce, in sole, in magnificenza; in positivo, come positivo è Dio. Non più in negativo, quindi, come sempre le nostre culture, anche le culture più progredite, li hanno interpretati.

Bisogna che noi approfondiamo, approfondiamo, approfondiamo il mistero della Trasfigurazione. Bisogna che voi approfondiate questo mistero come io ho intuito e adesso consegno a voi: il mistero della vita umana in tutto il suo ciclo, dalla nascita alla malattia, all’agonia, alla gioia, alle conquiste, alla morte, va visto ed approfondito in chiave di trasfigurazione secondo il disegno di Dio.

Dio non può aver fatto la morte, non può aver fatto la malattia per condannarvi le creature che Lui ha create per amore. Dio ha disposto tutto per elevare le creature. Allora occorre che noi sintonizziamo la nostra vita, il nostro pensiero a questo disegno armonico di Dio, creativo e beatificante.

Omelia di don Luigi M. Verzè del 6 agosto 1992

6 agosto

La voce di Dio Padre che dalla sommità dei cieli sopra la testa splendente di Gesù trasfigurato effonde lungo le pendici del Monte Tabor su tutto il mondo il solenne messaggio: “Questo è il mio figlio diletto, ascoltatelo” è certo una imponente testimonianza della presenza di Dio nel mondo. È una voce che percorre i secoli ed inchioda a meditare. Ma devo confessare che per me è più facile e spontaneo raccogliere questo messaggio di presenza divina ed associarmivi in collegamento umano-divino, raccogliendone la voce quotidiana, stando con le creature. È tanto facile e dolce guardare dentro le creature e risalire commossi a Dio. Mi piacciono tanto i fiori, i fiumi, i frutti, i paesaggi, gli oceani, le montagne. Mi piacciono le bestie, gli uccelli, i cani, i leoni, i serpenti, le nubi, il cielo stellato. Mi piacciono tanto la gente, i giovani con le loro idee, gli impulsi, le ribellioni, gli entusiasmi. Mi piacciono la scienza, l’arte, l’immaginazione. In tutto ed in tutti sento la voce e risalgo emozionato ed inebriato al Padre che, quasi da un infinito ed incombente concerto grida: “Ascoltate!”

È una voce soffusa di invitante dolcezza, di riposo e di conciliazione. Una voce che ci fa salire a Dio senza distrazione e con la immediatezza di una luce folgorante e di un rombo irresistibile. Dio c’è, Dio ci guarda, Dio ci ama, Dio ci chiama.

Omelia di don Luigi M. Verzè del 6 agosto 1982